Cosa significa essere umani? Dialogo tra corpo, mente, arte e relazioni

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Un incontro ricco di momenti di riflessione, per rispondere alla domanda “Cosa significa essere umani?”. È quanto accaduto venerdì 6 settembre, nel suggestivo salone di Villa Caldogno, dove i professori Ugo Morelli e Vittorio Gallese, membri del comitato scientifico di Relazionésimo, hanno dialogato con il direttore editoriale di Relazionésimo, Marco Dotti.

Prendendo come spunto il libro Cosa significa essere umani? Corpo, cervello e relazione per vivere nel presente (Raffaello Cortina Editore, 2024), scritto dai due docenti universitari, i relatori hanno evidenziato l’importanza di riconsiderare la funzione del corpo, troppo spesso relegato al ruolo di mero contenitore (“servo meccanismo” come viene definito nel volume), e hanno illustrato l’attività delle relazioni come strumento indispensabile per lo sviluppo dell’intersoggettività.

Il dualismo corpo-mente

Introducendo il dialogo con il professor Ugo Morelli, psicologo delle organizzazioni e del lavoro, Marco Dotti ha definito il corpo come il “grande negletto”: un elemento ritenuto storicamente secondario se paragonato al cervello, alla mente. Spunto colto dall’accademico, che ha sottolineato come «il corpo non è separato dalla mente; e il cervello, elemento materiale come il corpo, è la fonte di quella dimensione che chiamiamo “mente”. Quindi, nelle relazioni con gli altri – ha proseguito Morelli – noi generiamo “mente”».

Strettamente connesse alla nostra corporeità sono le emozioni; per cui, ha concluso Morelli, «se riusciamo a cogliere la dimensione fondamentale del corpo, scopriamo che l’esperienza estetica, la rabbia, il desiderio, l’aggressività, la curiosità, la tristezza non hanno altra fonte che il corpo stesso».

Il corpo come espressione dell’emozione e dell’esperienza

Il professor Vittorio Gallese, neuroscienziato, ha poi evidenziato come lo studio condotto con il professor Morelli intenda smontare una serie di pregiudizi, tra cui l’identificazione della specificità dell’essere umano nella razionalità.
Questo pregiudizio, infatti, mette in secondo piano quella risonanza affettiva ed emozionale senza la quale ogni persona sarebbe incompleta.

«La nostra intelligenza, la nostra cognizione, la nostra capacità di aderire nel modo migliore possibile alle sfide che il mondo ci pone – ha proseguito Gallese – sono un compromesso tra la parte razionale e la parte emotiva: senza la parte emotiva, noi deragliamo completamente».

La ricerca scientifica ci dice poi che il corpo è veicolo non solo dell’espressione dell’emozione, ma anche dell’esperienza: ingredienti fondamentali per lo sviluppo della nostra capacità cognitiva.

Le caratteristiche della relazione

«Il termine “relazione” – ha rimarcato Morelli, riprendendo la parola – si ammanta di così tanto materiale ideologico che è necessario individuare delle caratteristiche proprie di questo vocabolo per evitare che venga utilizzato impropriamente».
Lo psicologo ha, dunque, illustrato alcune peculiarità della relazione:

  • in primo luogo, la relazione non è una scelta: l’individuo non sceglie di essere in relazione con l’aria che respira, così come non sceglie di essere in relazione con la madre prima di venire al mondo. È quindi nella relazione che si fonda e si definisce la soggettività di ciascuno, la quale è possibile in virtù della relazione (sia essa positiva o negativa) con l’altro da sé;
  • in secondo luogo, la relazione ci precede: costruiamo relazioni prima di crearle fisicamente. Immaginare un incontro prima che questo avvenga è già relazione;
  • in terzo luogo, non usciamo mai dalla relazione: per cui, anche se decidessimo di interrompere qualsiasi rapporto con un’altra persona, il legame che si è creato resta indissolubile nonostante questa persona scompaia fisicamente dalla nostra vita.

«Quindi la relazione – ha concluso Morelli – è il processo costitutivo della nostra individuazione: ognuno di noi ha costruito sé stesso usando i materiale che le relazioni che ha sperimentato gli hanno messo a disposizione».

Il rapporto tra relazione ed empatia

Marco Dotti ha ricordato che la relazione è anche empatia. Traendo spunto da questa affermazione, il professor Gallese ha proseguito affermando che «l’empatia è qualcosa che noi non scegliamo ed è insita nella nostra natura relazionale».

Anche in ambito neuroscientifico, la relazione tra madre e neonato, per esempio, scaturisce già nella fase prenatale, per cui l’empatia diventa una necessità incontrollabile e primigenia. Tale empatia prosegue nel corso della vita, creando rapporti di totale dipendenza degli esseri umani verso altri esseri umani; una dipendenza che ha portato, ha aggiunto Gallese, «a una fortissima spinta evolutiva volta a sviluppare degli elementi cognitivi che mettono l’individuo nella condizione di entrare in relazione con l’altro. Per cui la modalità di base è l’empatia, il “sentire con l’altro”. Secondo questa dinamica, io posso empatizzare con un’altra persona e utilizzare la mia conoscenza riguardo a ciò che tale persona sta provando non solo per giovarla (“simpatia”), ma anche per danneggiarla». Una puntualizzazione, questa, indispensabile per capire l’eterogeneità delle relazioni.

Creatività e bellezza: ulteriori strumenti per definire chi siamo

Come ricordato da Marco Dotti, i due professori hanno dedicato una parte di questo loro studio, articolatosi lungo gli ultimi trent’anni di attività, ai temi della creatività e della bellezza: argomenti particolarmente cari anche a Relazionésimo.

«Noi – ha affermato Morelli – non inventiamo nulla dal nulla. Quello che riusciamo a creare è l’esito di una distinzione tipicamente umana: quella di comporre e ricomporre, in modi almeno in parte originali, i repertori del mondo».

Ad un certo punto della storia dell’essere umano, ha spiegato Morelli, questa nostra capacità creativa inizia a essere impiegata per generare cose “inutili”, intese come «non immediatamente strumentali e pratiche». In realtà queste cose “inutili”, cioè le espressioni artistiche prodotte dall’individuo, hanno un obiettivo ben chiaro: l’auto-elevazione attraverso la bellezza che è l’esito di una risonanza, incarnata nella realtà circostante e prodotta dal corpo, tale da estendere la nostra sensibilità e da aumentare il nostro mondo interno, percependo parti di noi stessi che senza questa esperienza non raggiungeremmo mai.

«Io credo – ha poi proseguito Gallese – che gli strumenti più potenti che ci siamo inventati per cercare di risolvere l’enigma relativo al “chi siamo” ce li offre l’arte. Non a caso, molti artisti hanno affidato all’arte il compito non tanto di rappresentare la realtà com’è, ma di rendere visibile l’invisibile, di rendere dicibile l’indicibile».

Il neuroscienziato ha, infine, concluso che questa realtà ineffabile, questo mondo nascosto ma ben presente, «ce lo dobbiamo costruire noi, perché abbiamo gli strumenti per farlo; e un’occasione come questo evento organizzato da Relazionésimo è la prova provata che un neuroscienziato, uno psicologo e uno studioso di scienze umane possono dialogare su questi temi e, mettendo insieme i propri saperi, possono produrre un progresso, che è quello a cui noi dobbiamo mirare, perché è nel nostro DNA».

L’incontro, come ricordato dalla presidente di Relazionésimo Ketty Panni, ha rappresentato una delle tappe che condurranno a RelazionEXPO 2025: l’evento organizzato da Relazionésimo per consentire a imprese, organizzazioni, istituzioni e fondi di investimento di condividere con un vasto pubblico il proprio racconto, incentrato sull’unicità delle relazioni che contraddistinguono le nostre imprese, nel loro impegno sui temi ESG.

Di seguito, alcuni scatti per raccontare l’evento.

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