Duccio Forzano: «Le relazioni sono il motore della nostra vita»

La globalizzazione, spiega il regista, ha trasformato le relazioni in connessioni. Dobbiamo tornare al senso dell'incontro: con gli altri, con le loro storie, con le loro vite
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Un evento fuori dagli schemi che poteva avere solo una grande firma. Il direttore artistico del primo format in Europa di B2P, business to people and planet delle re-lazioni, è Duccio Forzano. Il regista, dopo aver curato Eu-rovision Song Contest 2022, è ora impegnato nel grande progetto Relazionésimo 2030 – Expo Summit delle Relazioni  che prenderà vita dal 15 al 17 luglio in Fiera.

Cosa l’ha spinta a dirigere l’e-sperienzaunica in Europa avvia-ta dall’azienda Beate Vivo Farm?
Per prima cosa mi ha convinto la sfida. Le componenti che mi hanno portato ad ac-cettare sono state diverse. Le relazioni sono il motore che fa girare la vita e lo dico con cognizione di causa. A me sono mancate le relazioni im-portanti avendo avuto problemi familiari da bambino che mi hanno privato di alcuni tra gli affetti più importan-ti. Crescere senza la mamma diventa complicato. Quindi in realtà il mio percorso è inverso. Ho imparato quanto siano importanti le relazioni perché non le ho avute. E oggi mi rendo conto della loro importanza nella vita perso-nale e lavorativa. Tutto funziona meglio se le relazioni sono sincere, se c’è condivi-sione. Vengo fuori da un im-portante evento televisivo e, se non avessi avuto questo tipo di rapporto con la mia squadra, certamente non sa-rei riuscito a portare a casa quanto abbiamo realizzato.

Nell’Expo i visitatori saranno accolti da un video con protagonista Giuseppe Fiorello girato al Teatro Olimpico, espressione del Rinascimento palladiano. La cornice ideale per inaugurare l’era del Relazionésimo, la rinascita delle relazioni.
Mettere piede sul palco dell’Olimpico, che avevo visto solo in fotografia, è un flash abbagliante. È stato come fermarsi un attimo con il respiro, un grande impatto. Si percepisce ciò che è l’arte. In realtà non credo che si tratti della nuova era del Relazionésimo, ma di un riappropriarsi di relazioni che sono sempre esistite. Oggi la globalizzazione e la connessione fanno di tutto per ridurle a una dimensione virtuale. L’obiettivo dei giorni in cui a Vicenza si parlerà di Relazionésimo è di riportare con i piedi per terra ciò che c’è sempre stato capendo che si può vivere con le connessioni ma senza perdere il contatto.

Sostanza e forma. Che relazione deve esistere?
Come quando si gira un film si fa un programma televisi-vo, una cosa non prescinde dall’altra. Bisogna essere belli e intelligenti. Quando nel 2005 ho iniziato, e poi per dieci anni ho seguito, “Che tempo che fa” arrivai con la presunzione e l’arroganza di chi sapeva già fare la televisione. Uscivo dai grandi show del sabato sera con Panariello, Fiorello, Morandi, Baglioni e ho pensato che sarebbe stato facile seguire due persone che parlavano. Invece ho subito capito quanto era importante ciò che si dice e come lo si vede. Quindi la sostanza e la forma devono viaggiare di pari passo. È co-me la colonna sonora in un film. Deve esserci.

Da direttore artistico come è riuscito a interpretare quest’innovativa esposizione delle relazioni?
In realtà c’è una forte collaborazione con Ombretta Zulian e Ketty Panni, le persone che hanno elaborato questo progetto, che l’hanno voluto fortemente e, quindi, c’è una grande condivisione. Parlando di relazioni con loro ho instaurato un’ottima relazione. È una mia visione, ma è anche e soprattutto una codifica di ciò che loro vorrebbe-ro dire sull’argomento. Hanno esattamente in testa gli obiettivi e io devo dare forma alla loro sostanza mettendo-cene un po’ anch’io. Ci siamo incastrati prendendo ognuno il meglio dell’altro per far capire alle persone che verranno all’Expo che cosa si intende per Relazionésimo.

 

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