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E se imparassimo dalle piante? Il nuovo libro di Luigino Bruni

L'architettura organizzativa delle piante è relazionale e cooperativa. Non hanno un "centro" facile da attaccare. Al contrario, è distribuita e capace di resistere alle minacce. Per questo, oggi, si parla di "economia vegetale" come di un modello per le organizzazioni relazionali.
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E se imparassimo dalle piante? E se imparassimo da loro, dalla loro organizzazione silenziosa, il valore della relazione interpersonale e della cooperazione organizzativa?

Nel suo ultimo, importante lavoro, Luigino Bruni affronta di petto la questione e offre risposte altrettanto importanti. Economia vegetale, edito da Aboca edizioni, è infatti un’articolata analisi di come l’intelligenza degli esseri umani non è l’unica intelligenza del pianeta.

Accanto alla nostra, infatti, ci sono l’intelligenza degli animali e degli insetti, ma soprattutto quella molto caratteristica delle piante. Le piante, infatti, hanno una caratteristica unica: a differenza di tutti gli altri esseri viventi sono radicate alla terra. Questa peculiarità, che apparentemente costituisce un limite, ha fatto sì che le piante sviluppassero straordinarie forme di resilienza, flessibilità e solidità.

La loro architettura organizzativa è relazionale e cooperativa. Non hanno un “centro” facile da attaccare. Al contrario, è distribuita e capace di resistere alle minacce.

Per non morire a causa della loro fissità, ad esempio, hanno dovuto imparare a sopravvivere perdendo anche il 90% del loro corpo, stabilendo che ogni parte è importante, ma nessuna veramente indispensabile – un branco di mucche può brucare interamente un prato ma questo può rigenerarsi se una piccolissima parte resta viva. Le piante, insomma, sono un organismo collettivo e, nei momenti di crisi, sono paradossalmente più forte degli animali.

Questo saggio nasce dalla consapevolezza che l’intelligenza vegetale abbia delle cose da dire, anche all’economia. Alla luce di queste considerazioni, Luigino Bruni si è posto alcune domande rivoluzionarie: quali sono i cambiamenti che le imprese e gli attori economici devono attuare se dal paradigma animale, che è all’origine del capitalismo e della sua insostenibilità, vogliamo passare a un paradigma vegetale? Quali conseguenze per la governance delle imprese?

Non avendo cervello né organi centrali, le piante hanno dovuto imparare a pensare,  vedere, sentire, comunicare  valorizzando soprattutto le periferie, apprendendo a vivere in perfetta cooperazione con tutto il bosco.

Analogamente, se guardassimo bene nella nostra storia passata e presente ci accorgeremmo che nel capitalismo europeo abbiamo conosciuto, e conosciamo, imprese organizzate secondo il paradigma vegetale: sono le cooperative. E se, quindi, le forme cooperative, tipiche di un’economia delle relazioni, fossero anche il futuro, non solo il passato della nostra economia?

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