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Ugo Morelli: «La bellezza è abitare la relazione»

«La bellezza è un’esperienza di risonanza relazionale particolarmente riuscita tra noi e il mondo. Un’esperienza tale da estendere le nostre possibilità e le nostre capacità di relazione». Per questo, spiega lo scienziato, dobbiamo trovare il punto in cui estetica ed etica si interconnettono innescando relazioni generative
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La bellezza è relazione. Ma è sul concetto di relazione che dobbiamo intenderci. Perché – spiega Ugo Morelli, professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente, membro del Comitato Scientifico di Relazionésimo – è sulla struttura relazionale della conoscenza e, al tempo stesso, sulla struttura relazionale dell’esperienza estetica che il nostro tempo invita a concentrarci.

Abitare la relazione

Se comprendiamo questo concetto apparentemente semplice («la bellezza è relazione»), comprendiamo un punto fondamentale dell’esistenza umana. Un punto al tempo stesso di passaggio e di svolta innovativa. Lo ha ricordato lo stesso Morelli nel corso della riunione del Comitato Scientifico di Relazionésimo tenutasi il 7 giugno scorso.

Perché, prosegue il professor Morelli, «siamo figli di una relazione che ci precede: siamo relazionali ancor prima della nascita. Sappiamo infatti che per fare una mente ce ne vogliono almeno due». Proprio per questo «Relazionésimo ci invita a spostare l’attenzione sui modi in cui viviamo e abitiamo la relazione».

Ma come abitiamo, oggi, la relazione? «La abitiamo, spesso, nella forma dell’indifferenza». Ma, aggiunge Morelli, «l’abitiamo anche nella forma dell’esperienza estetica. Dove l’estetica va intesa non come aspetto cosmetico delle cose, ma come struttura che connette».

Far risuonare la bellezza

Così intesa, «la bellezza diventa una questione particolarmente rilevante a partire dal fatto che noi siamo – o non siamo – in grado di riconoscerci come in stretta, interconnessa, ineludibile relazione col sistema vivente».

Noi umani «siamo la specie che è preceduta dal sistema vivente in cui abitiamo, una specie che purtroppo ha stabilito col sistema vivente una relazione estrattiva e distruttiva, prima ancora che una relazione cooperativa e co-evolutiva. La dimensione critica di tutto questo non si può più eludere, nel tempo in cui viviamo». Lo chiede il Pianeta. Lo chiedono, soprattutto, le giovani generazioni.

Per questo, osserva Morelli, con il neuroscienziato Vittorio Gallese «stiamo tentando di focalizzare il tema della bellezza come un’esperienza di risonanza relazionale particolarmente riuscita tra noi e il mondo. Un’esperienza tale da estendere le nostre possibilità e le nostre capacità di relazione». Un’esperienza estetica, conclude Morelli, è davvero tale a patto «che istituisca una relazione generativa, anziché estrattiva con i sistemi viventi». In questo senso, «la bellezza può salvare il mondo»: facendolo risuonare, riportandolo in relazione.

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