«Normalmente viene imposto per tradizione un segno per tutti, un segno religioso, un segno politico, un segno pubblicitario, il segno di un prodotto, i segni invadono il mondo, ma soltanto l’artista ha creato il segno personale. Adesso è ora che anche gli altri siano auto responsabili. Ognuno, avendo un proprio segno, ha la chiave per entrare nella porta dell’arte, una porta che immette sia nello spazio riservato, intimo, personale, sia nello spazio degli incontri sociali». Quello delle relazioni è un tema cruciale, osserva Michelangelo Pistoletto, che il 4 novembre sarà ospite di Relazionésimo a Vicenza per un importante incontro legato alla mostra “La proporzione aurea”.
Per l’occasione, Pistoletto ci ha rilasciato una lunga intervista per il nuovo numero del nostro Magazine, interamente illustrato con suoi lavori. Ne pubblichiamo uno stralcio, l’integrale del Magazine lo potete scaricare qui.
L’uomo al centro, ma quale centro?
Partendo da una riflessione sull’Uomo Vitruviano di Leonardo, lei ha riportato l’attenzione sulla necessità di reinterpretare l’idea dell’«uomo al centro»…
Fin dall’inizio la mia ricerca artistica si è concentrata nell’identità esistenziale tra la mia persona e la sua raffigurazione. Nel Quadro specchiante l’immagine di me stesso si è dissolta nell’infinita rappresentazione speculare dell’esistente pur rimanendo puntualmente e singolarmente rappresentata. l’operazione conseguente è stata quella di focalizzare al centro di me stesso, sul mio ombelico, una raggiera estesa all’infinito. Per poi chiedermi come circoscriverne i raggi in modo da stabilire il limite del finito.
Ho tracciato questo limite alla misura massima del mio corpo totalmente esteso, tra i piedi e le mani. È la dimensione della persona contenuta e circoscritta nell’infinito. Aprendo le braccia e divaricando le gambe la circoscrizione si rivela nel disegno di un cerchio. In quel cerchio ho identificato altri due cerchi.
Uno superiore che tocca l’ombelico e incrocia l’incontro delle mani con il grande cerchio e uno inferiore che tocca l’ombelico e incrocia l’incontro dei piedi con il grande cerchio. Nell’estensione a X del corpo ho disegnato il “Segno Arte”. Tutto ciò senza pensare né all’Uomo di Vitruvio né a quello di Leonardo. Conseguentemente ho constatato che nella vicenda storica, dai Romani al Rinascimento, la volontà di definire geometricamente il corpo umano non aveva tenuto conto della simmetria speculare che ne costituisce l’essenza. Partendo dai miei “Quadri specchianti” ho invece ritenuto indispensabile trovare l’armonia e l’equilibrio della figura umana nella specularità fra tutte le sue parti.
L’Uomo di Leonardo è stato definito partendo da un ideale presupposto geometrico, quello della quadratura del cerchio. Io, invece, non sono partito dalla geometria, bensì dal corpo umano esteso all’infinito […]. Nel Rinascimento mentre si cercavano le proporzioni estetiche del corpo e quelle della vita civile si tracciavano le linee della prospettiva scientifica che ha portato alla società di oggi.
La prospettiva rinascimentale era totalmente frontale, ovvero spinta in avanti, verso il futuro e ha prodotto una fede incondizionata nel progresso illimitato.
Nell’ultimo secolo questo progresso ha raggiunto estensioni addirittura inimmaginabili ma ha contemporaneamente mostrato i suoi limiti. Unitamente al potere costruttivo dell’umanità è cresciuto altrettanto potere distruttivo. Il secondo sta portando a risultati catastrofici.
Dal Segno Arte al Terzo Paradiso
Dai tre cerchi contenuti nella geometria del Segno Arte lei ha poi sviluppato il triplo cerchio che disegna la formula della creazione.
Ciò è stato possibile ripartendo dal simbolo matematico dell’infinito che ho inteso come se nell’incrocio di due linee esso segnasse il punto dell’ombelico umano. Dunque, ho ricavato nell’infinito il finito, come nel Segno Arte. È nato così il nuovo simbolo che contiene la formula della creazione.
In essa tutti i diversi elementi, tra i quali fronte e retro, vuoto e pieno, positivo e negativo, maschio e femmina, tesi e antitesi si congiungono e creano un nuovo elemento, che può essere a sua volta costruttivo o distruttivo. Una società nuova deve trovare un equilibrio dinamico, armonico e pacifico tra gli opposti elementi. Questo è per me il progresso necessario alla sopravvivenza del genere umano.
La lette del Tre
Oltre alla proporzione, la relazione è un altro concetto cardine del suo lavoro. Introducendo la Trinamica, lei parla di «scienza delle relazioni»… Un percorso che, da artistico, diventa anche etico e scientifico, dunque, concretizzandosi nel Terzo Paradiso?
Le proporzioni estetiche, filosofiche, scientifiche sono la guida di un pensiero che deve essere tradotto in pratica. Come si attiva una realtà conseguente a quanto detto fin qui? Attraverso un nuovo modo di stabilire le relazioni interpersonali che formano sostanzialmente la dinamica politica della società. Servono metodi inediti che nascano da una rivisitazione di quelli usati nel passato.
Il progresso avviene setacciando la storia per ricavarne gli elementi utili escludendo quelli che si sono rivelati dannosi. Iniziamo un dialogo con la memoria per dialogare con il divenire. Indirizziamo così le relazioni per portarle anche nei minuti rapporti tra le persone. È per questo che ci vuole una nuova scuola e un laboratorio pratico. Adesso abbiamo la Formula della Creazione e dobbiamo usarla praticamente esattamente come si usa una formula matematica. Ma la creazione va oltre la pura matematica, include ogni atto della nostra vita. La Creazione è prerogativa di ogni essere umano. Adesso deve essere esercitata direttamente da ciascuno di noi per essere estesa nell’umanità come assunzione pratica di massima responsabilità. Il benessere comune dipende ormai dalla creazione comune.
Dinanzi alle sfide dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie evolute, che ruolo attivo possono avere comunità, organizzazioni, imprese, cittadini?
Il concetto di Terzo Paradiso è una applicazione della formula trinamica della creazione. Consiste nel connettere e mettere in equilibrio il primo paradiso, quello naturale, con il secondo, quello artificiale, entrati ormai in tragico conflitto. La tecnologia deve essere sviluppata tanto quanto controllata in modo che l’intelligenza artificiale sia l’evoluzione benefica dell’intelligenza umana e non la sua condanna.


