Si chiama “Luddite Club” e il nome lo ha preso da Ned Ludd, il leggendario leader della rivolta contro le macchine, scatenata nelle Midlands alla fine del XVIII secolo. Ma del luddismo violento hanno ben poco gli adolescenti che a Brooklyn hanno fondato il Club. Sono ragazze e ragazze che hanno fatto una scelta di campo importante, in un tempo che li vorrebbe perennemente connessi ma incapaci di vivere le relazioni.
Tra la connessione e la relazione, i membri del “Luddite Club” hanno scelto la relazione. «Sono adolescenti che non vogliono i vostri like», ha scritto di loro il New York Times. Le relazioni interpersonali non conoscono grandi numeri. Per questo, ad oggi, i casi pur in crescita come quello del “Luddite Club” riguardano piccoli gruppi. Secondo l’antropologo Robin Dunbar, le nostre relazioni interpersonali, per stabilire relazioni sociali stabili possono arrivare a un numero massimo compreso tra 80 e 150 persone. È un limite imposto dalla neocorteccia, dove risiedono le nostre capacità di apprendimento e memoria. Forse per questo i giovanissimi membri del club hanno deciso di fermarsi a poche decine. Suscitando però grande rumore tra la stampa.
«Logan Lane aveva 11 anni quando ha avuto il suo primo smartphone. Come molti ragazzi, ha iniziato a usare Instagram, Snapchat e TikTok. A 14 anni è arrivata la pandemia. La scuola è diventata virtuale. L’uso dei social media è salito alle stelle. Lane si sentiva sopraffatta e si ritrovava online per troppe ore al giorno», scrive Lynn Ma su NYCity News Service, periodico della Craig Newmark Graduate School of Journalism at CUNY.
Logan si sentiva colpita da ipersaturazione dei suoi spazi, dei suoi tempi, della sua intimità. Ha staccato tutto. Ora ha 17 anni ed è lei ad aver fondato il club.
Gli adolescenti di oggi, che fanno parte della Generazione Z, non hanno mai conosciuto una vita senza smartphone e social media. Passano in media otto ore al giorno sui social network, condividendo le loro emozioni ed esponendosi a quelle degli altri: sono loro la forza economica e politica di TikTok, social che conta più di un miliardo di utenti in tutto il mondo.
Nel 2022, il Pew Research Center ha pubblicato un rapporto sugli adolescenti e l’uso della tecnologia. Il 67% di loro ha dichiarato di utilizzare TikTok, mentre il 97% di loro afferma di utilizzare internet ogni giorno e il 46% di utilizzare internet “quasi costantemente”. Il 95% degli adolescenti possiede uno smartphone, con un aumento significativo rispetto al 73% del 2014-2015.
Ma qualcosa, lentamente, al di là delle statistiche, sta cambiando. Biruk Watling, altra diciassettenne membro del club, racconta che per lei la decisione di spegnere i social e trascorrere meno tempo online è nata dopo aver letto il romanzo di Don DeLillo Rumore bianco. «Questa è la ragione d’essere della tecnologia», afferma un personaggio del romanzo. «Da una parte produce fame di immortalità. Dall’altra minaccia l’estinzione universale».
Un recente studio pubblicato su APA PsycNetc spiega che «cambiamenti consapevoli e controllati del tempo giornaliero dedicato all’uso dello smartphone possono contribuire al benessere soggettivo (meno sintomi depressivi e d’ansia, meno tendenze all’uso problematico, più soddisfazione di vita) e a uno stile di vita più sano (più attività fisica, meno comportamento da fumatore) a lungo termine».
La cosa più importante ottenuta dopo aver smesso di rovesciare la propria vita nella rete dei social, confermano i membri del club, è la consapevolezza di sé e il tempo. Non è solo la quantità, ma la qualità del tempo dedicato alle relazioni ad aver cambiato la loro vita. Recuperando tempo per la relazione, spiegano, «ci guardiamo tra di noi, parliamo, abbiamo tempo per elaborare le nostre emozioni, per parlare e ascoltare». Sembra poco, ma è già una rivoluzione.

